La mia Olimpiade /3

Continuano le nostre interviste con atleti e tecnici che hanno preso parte a quest’ultima edizione delle Olimpiadi

E’ la volta di Sandro Cuomo ex schermidore italiano, specializzato nella spada, campione olimpico nel 1996 alle Olimpiadi di Atlanta e fresco vincitore di una medaglia di bronzo, come tecnico, a queste ultime edizioni delle Olimpiadi Tokio.

Per chi non lo sapesse, Sandro oltre ad essere il tecnico più titolato della spada italiana di tutti i tempi è anche un eccelente velista e un amico della Lega Navale di Napoli

Napoli 14 agosto 2021

Le Olimpiadi della resilienza…Così le ho definite, invitando i miei atleti a lasciarsi scivolare addosso ogni imprevisto o difficoltà che avrebbero incontrato: “chi riuscirà a non farsi intaccare da tutte le seccature legate al momento, si porterà a casa una medaglia…”E di complicazioni ne abbiamo avute molte, a partire dal periodo di preparazione, prima con il rinvio di un anno, poi con le proteste “anti Olimpiadi” da parte di una buona fetta della popolazione giapponese contraria ai giochi, con il concreto rischio di annullamento fino all’ultimo…Quindi voli cancellati, di conseguenza date di partenza e dei ritiri spostate, programmazione dei lavori in continua evoluzione, protocolli di immigrazione che si aggiungevano ai già “pesanti” protocolli utilizzati ai ritiri… insomma, un’olimpiade “tecnicamente” e inevitabilmente molto complicata e faticosa, già prima della partenza!

Per assorbire meglio il fuso, il CONI, a seguito di un sopralluogo che facemmo insieme a tutti i Commissari Tecnici delle altre discipline nel lontano novembre 2019, aveva opzionato il villaggio Universitario di Waseda University e le sue splendide strutture sportive per il periodo di preparazione prima di entrare nel villaggio, dove la permanenza doveva essere ridotta al minimo necessario per ridurre il più possibile i numeri e le presenze al villaggio.
Sei giorni di lavoro buono, sereno, condiviso con altre discipline sportive con le stesse nostre esigenze, senza poter uscire dai nostri percorsi stabiliti “dormitori – mensa – luoghi di allenamento” e dove gli unici diversivi erano andare a vedere gli allenamenti dei nostri colleghi di altri sport (Tamberi si allenava li…) o qualche partita di burraco.
Per fortuna avevamo il cuoco del Centro di Preparazione Olimpica di Formia (Giovanni) a sostenerci con cucina nostrana di altissimo livello…

E così, dopo questo periodo di preparazione di sei giorni a Tokorosawa, ci mettiamo in bus alla volta del villaggio Olimpico.
In quelle due ore di bus è cambiato tutto, i volti dei ragazzi, la spensieratezza che aleggiava ha lasciato il posto alla consapevolezza che quel momento così atteso, rinviato di un anno ed in forse fino all’ultimo, era finalmente arrivato.
E così, in fila per gli accrediti e prendiamo posto negli alloggi, in questa atmosfera magica che è il villaggio olimpico. Stanze con pareti di cartone, letti di cartone, tutto pronto ad ottimizzare l’utilizzo alle esigenze dei giochi, ma pronti a buttare giù tutto in un attimo per rendere il quartiere “olimpic village” una zona residenziale sulla baia di Tokyo, con gli appartamenti probabilmente già venduti più di un anno fa…

In tutte le Olimpiadi che ho fatto (quattro da atleta e tre da Tecnico) ho sempre visto valorizzare interi quartieri con le risorse dell’evento, cosa che sarebbe potuta accadere anche anche a Napoli in occasione delle Universiadi, ma abbiamo optato per le navi da crociera, soluzione molto singolare e pittoresca ma di scarso impatto benefico sociale… Ma questa è un altra storia.
Tamponi tutti i giorni (per fortuna salivari…), mascherina obbligatoria anche negli spazi esterni, disinfezione e misurazione temperatura per l’accesso alla mensa (luogo di maggiore promiscuità, oltre agli ascensori), obbligo di guanti mono uso per servirsi e postazioni individuali con separazione in plexiglass, che rendeva praticamente impossibile interloquire con chi mangiava di fronte a te…
Nonostante tutto l’atmosfera olimpica rimane sempre magica, e solo li, passeggiando per il vialone centrale, ti rendi conto di quante bandiere esistano nel mondo, quante realtà diverse e storie diverse che si incrociano un questo “snodo” strategico che è l’Olimpiade, unico, vero, punto e momento di aggregazione di tutti i popoli.

Le gare.

La stampa in questa circostanza non è stata molto generosa con la Federscherma, dipingendo come una Olimpiade “disastrosa” quella di una federazione che ha portato cinque medaglie a casa, una in più di Rio 2016 (quattro…) che invece fu dipinta come una olimpiade straordinaria…

Probabilmente questa visione è figlia di “opinionisti” illustri con secondi fini, che hanno dirottato da subito l’interesse mediatico sul fallimento piuttosto che sulla conquista…Una medaglia d’argento o di bronzo è una medaglia conquistata, non è un oro perso…Certamente abbiamo sprecato qualche occasione per prendere metalli più pregiati, ma bisogna anche rendersi conto che esistono gli avversari, e che non stanno a guardare…Pertanto nel mio piccolo, con i miei ragazzi/ragazze, abbiamo raccolto uno bronzo nella spada femminile dopo 25 anni di digiuno olimpico, un quarto, un sesto e due settimi posti nelle altre gare di mia competenza, un risultato sportivo soddisfacente a conferma della competitività del nostro paese nel settore.
Si ritorna a casa, soddisfatti e con alla consapevolezza su cosa lavorare per il futuro, consapevolezza che ti da solo un confronto serio, che purtroppo mancava da troppo tempo ai nostri ragazzi…
Adesso vela, sole e mare, che a settembre già si ricomincia…

Sandro Cuomo CT della Nazionale Italiana di spada e molto altro ancora

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